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info Storia della Viticoltura in Valle d’Aosta: Dal Rinascimento all’Età Moderna
Dal Medioevo al Rinascimento, la viticoltura in Valle d’Aosta si trasforma: nobili e monasteri migliorano le tecniche, il commercio si espande e il vino valdostano conquista nuove corti. Scopri come tradizione e innovazione hanno plasmato la storia del vino di montagna!

Questo è il terzo episodio dei cinque articoli dedicati alla Storia del Vino in Valle d’Aosta, con focus al periodo che va dal Rinascimento all’Età Moderna in Valle d’Aosta.
Quando il vino divenne arte e simbolo di prestigio
Nel XV secolo, mentre il Rinascimento fioriva nelle grandi corti italiane, anche la Valle d’Aosta viveva una sua rinascita, non solo culturale ma anche vitivinicola. I vigneti, modellati dai secoli precedenti, si espandevano e le tecniche di coltivazione si affinavano. La viticoltura valdostana, infatti, iniziava a essere percepita non solo come una risorsa agricola, ma come un’arte vera e propria.
Gli archivi storici delle famiglie Challant, Sarriod e La Tour testimoniano come la nobiltà locale investisse in vigneti e terrazzamenti. Documenti contabili del Castello di Fénis mostrano investimenti significativi per il miglioramento delle tecniche di coltivazione e della qualità delle uve. La competizione tra casate per la produzione dei migliori vini della Valle d’Aosta divenne una realtà, anche se le prove scritte sono limitate.
Il commercio del vino tra Savoia e Piemonte
Grazie alle vie di comunicazione alpine, il commercio del vino valdostano si intensificò. I registri commerciali dell’epoca documentano un traffico costante di botti di vino attraverso il Colle del Gran San Bernardo, destinate alle nobili tavole di Savoia e Vallese. Gli archivi doganali confermano il passaggio di Moscato di Chambave e di vini rossi della zona di Torrette, già all’epoca considerati di grande pregio.
I vigneti si spingevano fino a 1000 metri di altitudine, nelle aree più favorevoli, grazie alle particolari condizioni climatiche della regione. Le escursioni termiche e la forte esposizione al sole favorivano la produzione di vini raffinati e intensi. I viticoltori valdostani svilupparono metodi innovativi per proteggere le viti dal freddo, come la costruzione di muretti a secco per accumulare calore durante il giorno e rilasciarlo di notte.
L’innovazione nella produzione del vino in Valle d’Aosta

Nel corso del XVI secolo, l’arte della vinificazione fece un salto di qualità. Nei castelli valdostani iniziarono a comparire i primi torchi meccanici in legno, capaci di migliorare la resa dell’uva, mentre si diffuse l’uso di botti di rovere per l’affinamento. Gli inventari del Castello di Fénis elencano dettagliatamente l’acquisto di botti dalla Francia e dal Piemonte, segno di un’attenzione crescente per la qualità della conservazione del vino.
La tradizione orale tramanda che i viticoltori dell’epoca sperimentassero nuove pratiche di vinificazione e che si iniziassero a delineare le prime produzioni di qualità, destinate a un pubblico più esigente. Il Moscato di Chambave e il vino di Torrette emergono in questo periodo come prodotti di valore, menzionati in vari documenti dell’epoca.
La viticoltura e la gestione del territorio
Durante il Rinascimento, la viticoltura valdostana beneficiò di una serie di innovazioni che migliorarono la resa e la qualità della produzione. La diffusione di nuovi attrezzi agricoli, l’introduzione di tecniche di drenaggio avanzate e una maggiore attenzione alla rotazione delle colture portarono a un incremento nella produttività delle vigne.
Anche il sistema di terrazzamenti venne affinato: i muretti a secco, che caratterizzano ancora oggi il paesaggio viticolo della Valle d’Aosta, furono ampliati e rinforzati per consentire una migliore gestione delle pendenze e dell’irrigazione. Molti dei vigneti che vediamo oggi conservano ancora la struttura di quel periodo, a testimonianza della lunga storia della viticoltura in Valle d’Aosta.
Il Vino nei Banchetti e nella Cultura Rinascimentale
Se nel Medioevo il vino era considerato un bene di scambio e un elemento fondamentale dell’economia feudale, nel Rinascimento esso assunse un ruolo centrale nei banchetti nobiliari e nella cultura dell’epoca. Le tavole delle grandi famiglie sabaude e valdostane erano imbandite con bottiglie di vino locale, accompagnate da cibi ricercati e spezie provenienti dall’Oriente.
Le cronache di corte del XVI secolo riportano menzioni di vini valdostani apprezzati nei convivi della nobiltà europea. Si racconta che il vino di Nus e quello di Morgex fossero particolarmente apprezzati per la loro freschezza e il loro carattere distintivo.
Dalle Radici Storiche alla Viticoltura Moderna
Verso la fine del Rinascimento, la Valle d’Aosta aveva consolidato una tradizione viticola unica, frutto di secoli di sperimentazione, scambi culturali e innovazioni tecniche. Questo periodo rappresentò un ponte tra il passato medievale e le moderne pratiche enologiche che avrebbero caratterizzato i secoli successivi.
I vigneti, ora organizzati in maniera più strutturata, iniziarono a delineare le basi della viticoltura di montagna che ancora oggi distingue la produzione valdostana. I legami con la Borgogna e la Savoia rimasero forti, ma il territorio iniziò ad affermare sempre di più la propria identità enologica.
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BIBLIOGRAFIA
Fonti Storiche e Archivi: Archivio Storico Regionale della Valle d’Aosta, Archivio di Stato di Torino, Sezione Corte, Fondo Ducato d’Aosta, Archivi del Monastero di Sant’Orso e della Collegiata di Saint-Gilles, Archivi delle famiglie Challant, Sarriod e La Tour, Registri catastali napoleonici conservati presso l’Archivio di Stato di Torino, Archivi della Cave du Vin Blanc de Morgex et La Salle, Archivi dell’Assessorato all’Agricoltura della Regione Valle d’Aosta.
Saggi e testi moderni: Sandi, Moriondo, Gatta, Mezzena, Vevey et al.