Storia & Visione

Una delle famiglie di vigneron che hanno reso grande la viticoltura valdostana, sapienti custodi dei grappoli autoctoni ed esperti trasformatori del mosto in vino. Questa è la Storia e la Visione della famiglia Grosjean

Grosjean Vins
una storia che inizia 400 anni fa

Gli albori

Le prime autentiche testimonianze (situate nell’archivio storico regionale della Valle d’Aosta) della presenza di una famiglia Grosjean in Valle d’Aosta risalgono ai primi decenni del 1600, quando, per volere dell’allora Duca di Savoia, alcune famiglie originarie della Savoia e della Borgogna furono invitate a ripopolare la nostra Valle dopo la terribile strage causata dalla peste del 1630. Il nucleo familiare dei nostri antenati si stabilì in alcune frazioni dell’Envers tra Chambave e Fénis recuperando terreni abbandonati e non più coltivati. Per decenni, con lavoro e spirito di sacrificio, essi ampliarono i propri possedimenti acquistando terreni per coltivare la vite e avere così vino per il consumo familiare e per il commercio locale.

Per secoli, numerosi atti notarili lo testimoniano, la famiglia Grosjean crebbe poco a poco, distinguendosi nella coltivazione e nel commercio del vino; con umiltà e semplicità seppe far germogliare in Valle d’Aosta la tradizione vitivinicola della Borgogna.

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Gli anni ’60

Dopo secoli di tradizione familiare vitivinicola, a fine ‘800 la famiglia Grosjean ebbe un declino. Fu solo dopo la Seconda Guerra Mondiale che Nonno Dauphin, figlio di un orfano, riuscendo a valorizzare i terreni che la moglie Michelina Cachoz possedeva nei pressi della cascina Creton a Quart, iniziò ad imbottigliare il proprio vino di ciliegiolo nel 1968 per presentarlo alla “II Exposition des Vins du Val d’Aoste”: il successo di questa fiera ne stimolò lo spirito imprenditoriale portandolo a credere nella possibilità di vivere di viticoltura.

Negli anni successivi, la famiglia piano piano abbandonò le altre colture per concentrarsi sulla vite (e in prima battuta anche sulle mele) grazie al supporto dei 5 figli: Vincent, Giorgio, Marco, Fernando ed Eraldo che poco a poco si specializzarono nei vari settori della viticoltura, chi più in vigna, chi più in cantina o nel commercio.

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Gli anni ’80 e ’90

Gli ultimi 20 anni del ‘900 rappresentano sicuramente il passaggio alla produzione di vini di qualità. L’intera Valle d’Aosta si sveglia dal torpore e iniziano gli studi, seri e scientifici, che andranno a riscoprire e a valorizzare nuovamente quelle varietà autoctone che sono conosciute in tutto il mondo: Fumin, Petit Rouge, Cornalin, Premetta, Mayolet ecc.

La nostra famiglia comincia a strutturarsi come azienda, si affinano le conoscenze enologiche e si perfezionano le tecniche agronomiche. Nasce, o meglio, rinasce la Vigna Rovettaz, uno dei più importanti Cru della Valle d’Aosta che era stato abbandonato per secoli all’incolto.

Il commercio cresce e il vino valdostano, grazie anche ai concorsi che lo premiano, si affaccia timidamente al mercato italiano e transfrontaliero.

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Gli anni 2000

Una nuova cantina Grosjean fu costruita nel 2000 per poter accogliere le vendemmie, sempre più ricche ed abbondanti, e i primi visitatori per le degustazioni dei nostri vini.

Il commercio cresce ancora di più, gli Stati Uniti prima e il Giappone poi diventano importantissimi mercati in cui i vini valdostani di Grosjean vengono bevuti ed apprezzati

Nel 2011 il salto di qualità: la conversione biologica, prima cantina della Valle d’Aosta. Ci vorrà quasi un decennio per vedere altre realtà vitivinicole affrontare l’avventura della coltivazione rispettosa dei delicati equilibri naturali.

Nel 2015 un ulteriore lavoro di ammodernamento ha permesso di ingrandire la cantina per accogliere tutte le 140.000 bottiglie allora prodotte e il sempre maggior numero di visitatori e appassionati di degustazione di tutti i nostri vini, dalla Petite Arvine, al Torrette, passando per il Pinot Noir e il Fumin.

Nel 2018, infine, la conduzione di questa cinquantennale cantina valdostana passa nelle mani della terza generazione Grosjean: a ereditare il mandato sono Hervé, Didier, Simon e Marco.

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Viticoltura Eroica

Quando si parla di viticoltura in Valle d’Aosta, non si può non parlare di Viticoltura Eroica. E’ da molto tempo che si parla di viticoltura eroica per definire quella coltura della vite fatta in luoghi difficilmente accessibili e dove la lavorazione richiede talmente tanti sforzi e dedizione da renderla necessariamente eroica.

La nostra visione
Vino Montagna Persone

Quello che ogni giorno ci sprona nel nostro lavoro nell’azienda vitivinicola di famiglia, come in cantina così tra le vigne, è perfettamente riassunto dalle parole di Neal Rosenthal, nostro amico e partner el mercato del vino statunitense.

“Da numerosi decenni vengo in Valle d’Aosta spinto dal desiderio di conoscerne la storia enologica. Ogni volta c’è sempre un nuovo angolo di queste montagne da scoprire. Non c’è posto più bello al mondo di queste vallate.”

Neal Rosenthal

Abbiamo la fortuna di poter vivere e operare in una delle zone più preziose del pianeta e lo stupore che proviamo quotidianamente nel vivere la natura della Valle d’Aosta ci spinge a dare il massimo per distillare quanta più bellezza da tanta meraviglia, in ogni singola bottiglia del nostro vino.

Come possiamo dunque noi vivere a così profondo contatto con questo territorio senza ardere dal desiderio di preservarlo e valorizzarlo?

Nonno Dauphin in cuor suo l’aveva capito quando già 50 anni fa non faceva uso di pesticidi ed acaricidi nelle nostre vigne intorno ad Aosta, i nostri padri con forte coraggio nel 2011 vollero urlarlo al mondo lavorando duramente per ottenere la certificazione biologica per i nostri vini eroici valdostani. Convinti di un pensiero, bisogna avere forza e fermezza nel concretizzarlo.

E così, con la terza generazione di viticoltori e con l’implementazione dell’impianto fotovoltaico (per fare un esempio) abbiamo voluto dare concretezza e continuità a questa opera di salvaguardia. Forse la nostra casa, qui in Valle d’Aosta, coi suoi prodotti e le sue ricchezze, è davvero il luogo dove iniziare a costruire qualcosa di più bello e sano.

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